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Gipsoteca










I gessi conservati presso le sedi dell’Accademia di Belle Arti di Palermo sono copie di famose opere del periodo classico, medievale, rinascimentale, barocco e neoclassico, oltre che gessi originali ricavati dal modello in creta realizzato dagli autori. In entrambi i casi si tratta di donazioni o acquisti a scopo didattico, che si sono susseguiti nel corso di oltre due secoli di storia dell’Accademia. La nascita della Gipsoteca dell’Accademia di Belle Arti di Palermo è legata all’istituzione, nel 1815, della Cattedra di Scultura affidata allo scultore Valerio Villareale presso l’Università degli Studi.

 Sempre nello stesso anno il Governo dell’isola ottiene, tramite decreto reale, che venga istituito un vero e proprio Museo di Antichità all’interno dell’Università, con sede nella Casa dei Padri Teatini, presso la Chiesa di S. Giuseppe. Il Museo, che accoglie anche la Pinacoteca, si arricchisce ben presto di numerose opere, tra cui dipinti, stampe e disegni, frutto di generosi lasciti di illustri personaggi dell’epoca. La collezione del Museo di Palermo viene accresciuta negli anni seguenti grazie al materiale artistico (statue , quadri, paste e incavi di cammei, pietre incise e gessi) proveniente dal Museo Borbonico di Napoli, dove la mancanza di locali non ne consentiva l’esposizione. Nel 1867 i gessi vengono trasferiti nella nuova sede dell’Università, nell’ex Badia della Martorana e poi nel 1886 a Palazzo Fernandez e in parte, nel 1933, a Palazzo Santa Rosalia.

 Oggi il numero dei gessi storici custoditi dall’Accademia di Belle Arti di Palermo è di gran lunga inferiore ai circa duemila esemplari, che complessivamente hanno fatto parte della sua storia. Un’attenta ricognizione del patrimonio artistico relativo alle collezioni storiche dell’Accademia di Belle Arti di Palermo (opere in gesso, terracotta, legno, bronzo e marmo, dipinti e disegni, mosaici…) è stata curata da Salvatore Rizzuti, già titolare del corso di Scultura, a cui si deve anche il merito di aver salvato tale collezione dai rischi della dispersione e del degrado.

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