Come l’Exhibit Design diventa un dispositivo necessario per tradurre contenuti, costruire esperienze e creare una drammaturgia dello spazio capace di una narrazione senza voce.
L’identità che sopravvive alla tortura
Mostra realizzata da Valentina Tamborra per Medici Senza Frontiere
Contesto
A Palermo, Medici Senza Frontiere (MSF) ha avviato un progetto dedicato all’assistenza e alla riabilitazione di persone migranti sopravvissute a torture e violenze intenzionali. In collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” e l’Università degli Studi di Palermo — in particolare con il Dipartimento PROMISE (Promozione della Salute, Materno-Infantile, di Medicina Interna e Specialistica di Eccellenza) e la CLEDU (Clinica Legale per i Diritti Umani) —, il team di MSF gestisce un ambulatorio interdisciplinare rivolto a migranti e rifugiati. Il servizio offre supporto medico, psicologico, sociale e legale, sempre affiancato dalla mediazione interculturale, a una media di 76 pazienti attivi (dati 2024). I pazienti, provenienti da oltre venti Paesi, hanno vissuto esperienze estreme di violenza, in particolare durante il transito in Libia.
Nel contesto di questo progetto, la fotografa Valentina Tamborra ha realizzato un lavoro collaborativo e multimediale dal titolo “Restano i fiori – L’identità che sopravvive alla tortura”, avvalendosi del supporto di Diego Ronzio per la realizzazione della video-installazione.
Il titolo si ispira alla “linea della vita”, elemento fondamentale della Terapia Espositivo-Narrativa (NET – Narrative Exposure Therapy) utilizzata nel percorso psicoterapeutico per la cura del disturbo da stress post-traumatico (PTSD). In questo esercizio terapeutico si srotola un filo — che rappresenta la propria vita — lungo il quale si collocano dei sassi per indicare i momenti dolorosi e difficili, delle candele a simboleggiare chi abbiamo perso, e dei fiori per celebrare i momenti di gioia. L’obiettivo è ricomporre ciò che la tortura ha cercato di distruggere: l’identità. “Restano i fiori” intreccia fotografie, video, immagini Instax, testi scritti e tracce audio realizzati insieme ai soggetti coinvolti (tra cui figurano sia pazienti sia alcuni operatori dello staff), offrendo loro uno spazio in cui tornare protagonisti della propria narrazione e raccontarsi per ciò che sono, nella loro piena umanità. Ogni partecipante è stato invitato a condividere aspetti della propria vita, ricordi, passioni e sogni: un invito a valorizzare gli elementi di bellezza e forza che continuano a esistere, nonostante tutto.
Obiettivo
Far conoscere ad un ampio pubblico il lavoro che Medici Senza Frontiere svolge nell’ambulatorio di Palermo a supporto delle persone migranti sopravvissute a tortura e, di conseguenza, sensibilizzare la cittadinanza sul tema della tortura, sui rischi lungo le rotte migratorie e sull’importanza della salute mentale.
Il ruolo dell’Accademia (ABAPA)
L’Accademia di Belle Arti di Palermo entra in questo progetto attraverso i corsi di Design degli Ambienti curati dalla Prof.ssa Agnese Giglia e con la partecipazione attiva degli studenti. Il compito è tradurre la mostra multimediale negli spazi delle Officine Bellotti attraverso la progettazione di un’attenta drammaturgia dello spazio: un vero e proprio storytelling spaziale che condurrà il visitatore a immergersi appieno in “Restano i fiori – L’identità che sopravvive alla tortura”.
Fase di ricerca e progettazione: curata insieme alle studentesse Giusy Romeo e Carmen Lo Presti, focalizzata sullo studio del tema, sul confronto con i vari attori coinvolti e sulla strutturazione del progetto di exhibit (definizione dell’impianto narrativo e della drammaturgia dello spazio).
Workshop “Dal progetto alla produzione: cosa significa abitare una mostra”:
un percorso pratico di due giorni all’interno delle Officine Bellotti, aperto a tutti gli studenti dell’ABAPA (per un massimo di 10 selezionati) con il riconoscimento di 2 CFA (crediti formativi). Guidati dalla docente Mariafrancesca “Agnese” Giglia e dai tecnici di laboratorio Giuseppe Vassallo e Gabriele Prestifilippo, gli studenti affronteranno i temi della progettazione e della produzione, procedendo alla realizzazione pratica di alcune parti dell’allestimento.
Il workshop intende trasmettere la consapevolezza del valore intrinseco della “messa in scena” espositiva: oggi una mostra non è più una semplice giustapposizione di oggetti in uno spazio, bensì la costruzione di una vera e propria narrazione capace di comunicare con tutti attraverso un’attenta regia spaziale, senza mai sconfinare nella banalizzazione dei contenuti o nella spettacolarizzazione dell’architettura effimera.
Presso: Officine Bellotti
Date: 24, 25 e 28 settembre 2026
Orario: dalle 9:30 alle 18:30
Per partecipare:
Inviare un’email alla Prof.ssa Agnese Giglia: mariafrancesca.giglia@abapa.education
