Il nuovo ruolo degli archivi sonori e audiovisivi: un’esperienza di lavoro al Folkstudio di Palermo
seminario dottorale
Relatore: Marco Freni (dottorando in Mediascape. Ricerca e produzioni artistiche transculturali)
Coordinatore: Prof. Perricone Rosario
Tutor: Prof. Bonanzinga Sergio
Accademia di Belle Arti di Palermo
Palazzo Fernandez – Aula PF 22
15 gennaio, h. 10:30
Parlare di archivi sonori e audiovisivi significa affrontare un insieme di tematiche spesso complesse e spinose a partire dalla loro data di creazione, all’estero e in Italia, e dalla portata storica e culturale che ne è derivata in generale. Il lavoro di sistematizzazione del Folkstudio di Palermo, presso la Fondazione Buttitta, costituirà un utile esempio per indagare i molteplici aspetti legati a questo argomento. Uno di questi aspetti sicuramente riguarda le nuove tecnologie e il loro rapido sviluppo che nell’arco di un secolo, dai cilindri di cera ai formati digitali, hanno posto continue sfide sia pratiche che metodologiche. Gli aspetti legati alla catalogazione, digitalizzazione e fruizione dei documenti, mettono sempre più a dura prova gli addetti al settore. La catalogazione è un aspetto molto delicato e complesso ancora non del tutto risolto. Ad oggi, in assenza di linee guida comuni per la catalogazione dei documenti sonori e audiovisivi, ogni archivio procede in modo autonomo riguardo la schedatura dei propri documenti. Le procedure di digitalizzazione devono rincorrere il rapidissimo sviluppo tecnologico e affrontare problematiche come quella relativa al campionamento del suono. La conservazione dei file digitali, soprattutto gli audiovisivi, richiede spese importanti e server con notevoli capacità di memoria e, infine, sono molteplici i tentativi impiegati nel trovare nuove forme di interazione con i documenti, volte ad una maggiore facilità di accesso e forme innovative di fruizione, soprattutto in ambito digitale.Riguardo il nuovo ruolo degli archivi si è sviluppato un ampio dibattito anche in ambito internazionale. Decolonisation, human rights, cultural reclamation, e ancora conservation, dissemination e repatriation sono alcuni tra i termini centrali che ispirano le politiche per una etnomusicologia più equa. Gli studiosi convolti operano scelte metodologiche volte alla creazione di un rapporto sempre più dialogico e paritario con i propri interlocutori, in una prospettiva di piena collaborazione, accesso e condivisione dei dati. Le registrazioni sonore e videografiche divengono dunque fonti primarie e i maggiori centri di ricerca includono, oltre a fondi librari, anche raccolte sonore e audiovisive. La documentazione ormai continuamente utilizzata in una prospettiva di feedback, ritorno e restituzione conferisce agli archivi sonori un ruolo propulsivo. Da luoghi dove si conservano prodotti secondari della ricerca, diventano centri di studio, luogo di confronto, diffusione e divulgazione di documenti e di studi.Ultimi, ma non meno importanti, sono gli aspetti legati ai diritti, soprattutto quelli “connessi” relativi a esecutori e interpreti, e alla patrimonializzazione degli archivi.