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Museologia e gestione dei sistemi espositivi

Docente

Rosario Perricone
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Il corso di Museologia e gestione dei sistemi espositivi parte dal presupposto che la missione del museo sia quella di “rappresentarsi rappresentando”. Questa postura riflessiva, che pernia tutto il corso, ci permette di riconnettere gli studi avviati in Italia, già a partire dalla fine degli anni Ottanta, da Pietro Clemente sul rinnovamento dei paradigmi del museo, che ha visto soprattutto nel volume Il terzo principio della museografia (1999) una svolta ermeneutica fondamentale per passare dal museo degli “altri” al museo del “sé”. Ed è proprio su questa isotopia che si intrecciano le lezioni che compongono questo corso: museo come mappa del mondo, come casa dell’immaginario. Si sottolinea come il museo sia “uno strumento ideologico della memoria che allude a mondi che vengono percepiti come alterità, dove le cose si fanno in un altro modo e dove il passato è un paese straniero”. Nel museo infatti se c’è un posto per il passato questo posto e il futuro, e come sostiene Macedonio Fernandez, oggi c’è più passato di ieri. Si sottolineerà come la nascita della museologia e dell’antropologia sia indissolubilmente legata con la storia dei musei. Infatti il primo campo di ricerca dell’antropologia è stato il “campo del museo”, cioè è all’interno delle collezioni dei musei che gli antropologi iniziarono a pensare l’alterità a ragionare sull’alterità ed è proprio a questo momento fondativo che ci si riconnette per rilanciare il ruolo del museo oggi, un ruolo che deve partire proprio dalle collezioni del museo per passare però dagli oggetti che custodisce agli uomini che quelle collezioni oggi possono reinterpretare, sulle quali possono ragionare, attraverso la tecnica della catalogazione di comunità e con le comunità. Procedure che Clemente ha indicato come metodo partecipativo di catalogazione per gli “oggetti d’affezione”. Questo ”terzo principio della museografia” sarà sviluppato con azioni pratiche sul campo dei musei, attraverso una serie di progetti con i quali verranno analizzate alcune mostre a carattere dialogico, che hanno coinvolto ad esempio alcune associazioni della diaspora e facendo con loro un ragionamento sugli oggetti del loro paese d’origine che il museo custodisce. Riportando questi oggetti all’attenzione delle persone che oggi vivono una realtà distopica, questi oggetti attivano un rapporto con la loro origine.


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