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Workshop con Edizioni Precarie/Carmela Dacchille










Carmela Dacchille/

Solo carta alimentare per conservare la freschezza delle idee.

Una nuova iniziativa del progetto WORKSPACE/Incontri e laboratori di comunicazione visiva del Corso di Design Graficodel Dipartimento di Progettazione e Arti Applicate, a cura dei prof.ri Renato Galasso e Fausto Gristina per l’anno 2017. Allo Spazio Nuovo l’arch. Carmela Dacchille guiderà gli allievi in un workshop di editoria creativa.

Il laboratorio sarà un viaggio nei luoghi di Palermo e attraverso un lavoro di raccolta, rilegatura e stampa di carte particolari, darà vita ad un racconto fatto di materia e immagini, senza troppe parole. Ogni partecipante sarà invitato a realizzare, a mano, con tecniche semplici di stampa e rilegatura, il suo racconto ed è invitato a munirsi di alcuni strumenti, tra questi, potrà portare in laboratorio le carte a cui è affezionato, che gli piacciono o che stimolano in lui un ricordo, come punto di partenza di questo laboratorio di osservazione e narrazione attraverso la grafica artigianale.”

30.01>02.02/2017

Spazio Nuovo
Cantieri Culturali alla ZIsa
via Paolo Gili, 4
90100 Palermo

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Edizioni Precarie è un progetto nato a Palermo da un’idea di Carmela Dacchille, nei primi mesi del 2013, in un mite ma piovoso inverno. Sin dal primo momento, Edizioni Precarie decide di condurre la propria ricerca sulla precarietà in quanto elemento essenziale della realtà. Questo viaggio attraverso la precarietà del reale si incentra sulla sperimentazione del linguaggio di forma e materia, seguendo un approccio ludico, ironico e critico.

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Giorno #01 Lunedì 30 gennaio

Carte alimentari per raccontare i luoghi da cui provengono

Abbiamo iniziato un lavoro etnografico, perché riguarda lo studio della cultura e della storia del luogo,
cominciando con una ricognizione al mercato storico del Capo. Sparpagliati per i vicoli tra bancarelle di frutta, pesce, carne, aromi, ciascuno ha esplorato una zona precedentemente assegnata e ha raccolto suggestioni sotto forma di oggetti, immagini, disegni, carte. Al ritorno in Accademia si è ricreata una struttura ricomponendo la mappa iniziale con i reperti catturati. Sono state catalogate le carte, i disegni e gli oggetti. È stata allestita una piccola mostra con i reperti organizzati secondo i criteri dati in precedenza.

 

 

Giorno #02 Martedi 31 gennaio

Librido: la genesi, dalla carta al simbolo.

Librido è un neologismo che racconta della creazione di un libro non convenzionale costruito per accostamenti, accumulazioni, spostamenti e narrazioni materiche. Ogni luogo perlustrato è stato documentato fotograficamente e da queste tracce è scaturito un simbolo che identifica il luogo.
Una sintesi astratta e geometrica di 5×5 cm per raccontare un’area in cui ci siamo perduti, in cui abbiamo interagito con gli altri in un dialogo-scambio di esperienze di vita e materiali, che sono la materia prima che costituisce Librido.

 

 

Giorno #03 Mercoledi 01 febbraio

InchiostrAzione: Librido prende forma

Il simbolo è la chiave per accedere al luogo di appartenenza. Si rivela sulla carta e in maniera analogica geolocalizza le memorie e le esperienze. Attraverso la stampa i simboli sono stati trasferiti sulla carta. La ricostruzione del percorso di ogni singolo partecipante si è trasformata in un insieme di carte, texture, forme, fatte di ritmo e di pause. Attraverso i Tipi di legno e torchi analogici la Parola CAPO è comparsa sulle copertine dei singoli elaborati, segno di appartenenza ad un gruppo omogeneo nelle differenze. I simboli si sono composti in pattern arricchendo la narrazione visiva dei luoghi. Le tracce oggettuali raccolte sono state trasferite attraverso l’inchiostrazione e l’impressione diretta sulle carte come fossili, a costruire un repertorio.

 

 

 

Giorno #04 Giovedì 02 febbraio

Rilegare e allestire

Oggi abbiamo cominciato stampando a pressione su della carta morbida gli oggetti e gli elementi vegetali raccolti al mercato. Con una tecnica che ricorda le rayografie di Man Ray, ma in modo assolutamente analogico e grazie ad una pressa tipografica abbiamo trasferito la traccia o la texture di questi materiali vegetali direttamente sulla carta.  Li abbiamo anche inchiostrati giocando con positivo e negativo.
Adesso siamo alla rilegatura dei lavori, alla definizione del colophon, stampato con i tipi di AreaTypo (un Eurostile regular di Aldo Novarese da 16 pt) e dobbiamo solo rifilare tutto quanto e allestire per dare uno sguardo finale e trarre un po’ di considerazioni del lavoro svolto, in modo collettivo.  Siamo giunti alla fine di questa esperienza che ha coinvolto tutti esaltando la collaborazione e il dialogo e dispiace che tutto si sia concluso. Resta la memoria di una storia costruita in modo collettivo, attraverso un processo di indagine e racconto di una parte della nostra città, a volte misconosciuta, che abbiamo tradotto in sequenze, ritmi, di carta,  di stampa.

 

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